Intervista a Francesco Renga – Norstat

Shaping Visions. Qual è la sua visione per il mercato delle ricerche nei prossimi cinque anni?

Il futuro delle ricerche di mercato nei prossimi cinque anni sarà definito da automazione intelligente, AI generativa, analisi predittiva avanzata e integrazione continua di dati eterogenei. In sintesi: il settore diventerà più veloce, accurato, simulativo e strategico.

L’automazione non riguarderà solo l’analisi, ma ogni fase del processo: definizione degli obiettivi, raccolta dati, analisi e reporting (dashboard in tempo reale e analisi automatica del sentiment e dei verbatim). E con l’automazione delle attività ripetitive, i ricercatori si concentreranno su:

  • interpretazione strategica
  • storytelling dei dati
  • supporto alle decisioni di business

Il valore si sposterà dalla raccolta alla consulenza insight-driven.

Ed in questo contesto, con il lancio del portale My Norstat e della soluzione Norstat Studio, Norstat vuole andare proprio in questa direzione: offrire strumenti per facilitare l’automazione delle attività ripetitive e permettere ai ricercatori di concentrarsi sul valore aggiunto dell’analisi ed interpretazione dei dati.

In un contesto in cui i dati sono sempre più disponibili, quanto diventano centrali qualità ed etica nella ricerca?

La qualità e l’etica sono sempre stati di fatto elementi imprescindibili nella ricerca.

Il vecchio detto inglese “garbage in, garbage out” rimane sempre un pillar del nostro settore. Ora ancora di più nel momento in cui i dati sono ovunque e accessibili come mai prima. La ricerca vive e sopravvive di dati affidabili. Quando la quantità cresce, il rischio di rumore, bias e inconsistenza aumenta.

La disponibilità crescente di informazioni non garantisce automaticamente insight migliori: anzi, senza rigore, qualità e responsabilità, può generare errori, distorsioni e perdita di fiducia.

E l’aumento dei dati disponibili aumenta anche complessità delle questioni etiche: privacy, consenso, trasparenza, uso responsabile dell’AI. L’intelligenza artificiale permette di analizzare enormi volumi di dati, ma introduce nuove vulnerabilità: bias algoritmici, opacità dei processi, rischi di uso improprio.

In un contesto di cambiamenti continui ed inarrestabili, quale ruolo può avere la ricerca nell’aiutare imprese e istituzioni a costruire visioni di lungo periodo?

La ricerca è  uno degli strumenti più potenti per aiutare imprese e istituzioni a costruire visioni di lungo periodo, proprio perché in un contesto di cambiamento continuo serve qualcosa che non insegua il presente, ma che lo interpreti.

La ricerca, quando è ben integrata nei processi decisionali, diventa un vero motore strategico capace di identificare trend emergenti, bisogni dei consumatori, opportunità di mercato e, quindi, orientare il futuro.

In un mondo dove i dati sono infiniti e spesso contraddittori, la ricerca diventa una bussola che orienta imprese e istituzioni.

La ricerca diventa:

•                  un radar per intercettare cambiamenti e trend

•                  una lente per comprendere persone, mercati e contesti

•                  una guida per prendere decisioni strategiche solide

•                  un acceleratore di innovazione e adattamento

•                  un ponte tra presente e futuro

Le aziende che investono in insight sono più resilienti e capaci di adattarsi a scenari mutevoli.