Shaping Visions. Qual è la sua visione per il mercato delle ricerche nei prossimi cinque anni?
Nei prossimi cinque anni il mercato delle ricerche si polarizzerà. Da un lato, insight sempre più rapidi, automatizzati e a basso costo grazie all’AI; dall’altro, approcci di lavoro basati sulla consulenza, capaci di integrare fonti diverse e di guidare decisioni strategiche. Il valore si sposterà dalla produzione del dato alla sua attivazione: collegare fonti diverse, dati interni e contesto competitivo per rispondere a domande di business precise.
Chi resterà rilevante non sarà chi misura meglio, ma chi è in grado di capire quali informazioni ha senso analizzare e quali ignorare.
In un contesto in cui i dati sono sempre più disponibili, quanto diventano centrali qualità ed etica nella ricerca?
Qualità ed etica del lavoro di ricerca non dipendono dalla quantità di dati disponibili. Sono due virtù che hanno guidato ricercatori di ogni epoca e lo faranno anche in futuro. Qualità ed etica costruiscono la credibilità, il vero vantaggio competitivo di chi lavora nel settore della conoscenza.
Quali competenze diventeranno fondamentali per continuare a lavorare nel settore delle ricerche nei prossimi anni?
Nei prossimi anni si affermerà chi sa gestire l’incertezza attraverso le informazioni. La quantità di dati crescerà ancora e con essa la difficoltà a comprendere risultati che provengono da fonti incomplete, incoerenti e spesso contraddittorie. Per questo serviranno meno “data cruncher” e più profili capaci di fare scelte: dare priorità, assumersi responsabilità interpretative e costruire letture credibili anche quando il quadro è imperfetto.
Diventano quindi centrali pensiero critico, capacità di sintesi e cultura del contesto. L’AI aiuterà a produrre analisi, ma il valore resterà umano: decidere cosa conta davvero e cosa ignorare.