Intervista a Rossana Capelloni – VVA Market Research

Shaping Visions. Qual è la sua visione per il mercato delle ricerche nei prossimi cinque anni?

Nei prossimi cinque anni il mercato delle ricerche evolverà da funzione di supporto a leva sempre più strategica. L’accelerazione tecnologica renderà i dati più accessibili e continui, ma farà emergere ancora di più il bisogno di interpretazione e visione, in un contesto sempre più complesso, in cui le categorie di prodotto lasceranno spazio a mercati sempre più ibridi e sovrapposti.

In VVA Market Research crediamo che il valore non sarà nel dato in sé, ma nella capacità di connettere insight, contesti e decisioni. Per questo vediamo il nostro ruolo sempre più come quello di “strategic linkers”: partner che aiutano le aziende, all’interno delle loro organizzazioni, non solo a comprendere il presente, ma ad anticipare il futuro.

La direzione è chiara: ricerche più integrate, continue, umane e soprattutto agili. Perché la vera differenza non sarà sapere di più, ma usare meglio ciò che si sa.

In che modo la ricerca può aiutare le organizzazioni non solo a leggere il presente, ma anche a immaginare scenari futuri?

La ricerca può fare la differenza quando smette di essere solo uno strumento descrittivo e diventa una chiave di lettura evolutiva. Non si tratta più solo di fotografare il presente, ma di intercettare ciò che sta emergendo.

Nel gruppo VVA lavoriamo molto sull’anticipazione delle tendenze attraverso il progetto “segnali fertili”, che individua, in diversi mercati e contesti, elementi di innovazione, spesso ancora marginali, che se, integrati con i bisogni dei consumatori e la visione aziendale permettono di generare innovazione.

È proprio nella capacità di riconoscere, interpretare e dare senso a questi segnali che la ricerca diventa uno strumento strategico. Perché aiuta le organizzazioni non solo a capire cosa sta succedendo, ma a leggere i percorsi e la direzione del cambiamento e, soprattutto, a prepararsi per tempo.

In questo senso, la ricerca non è più solo supporto alle decisioni, ma un vero abilitatore di visione.

Quali innovazioni – tecnologiche, metodologiche o culturali – stanno già ridefinendo il modo di fare ricerca oggi?

Sul piano tecnologico, l’AI generativa è sicuramente la novità più dirompente: accelera l’accesso alle informazioni, aiuta nell’analisi e nella sintesi, e apre nuove possibilità esplorative. Tuttavia, non può essere utilizzata in modo acritico. Ha limiti evidenti: riflette i bias dei dati su cui è addestrata, lavora su una porzione del contenuto disponibile e non è in grado di “prevedere” davvero il futuro senza una base solida di fonti affidabili e informazioni contestualizzate.

Per questo, il vero salto non è sostituire la ricerca, ma integrarla. L’AI funziona quando è guidata da un framework metodologico rigoroso, da contenuti consistenti e da competenze interpretative forti.

Sul piano metodologico, cresce infatti l’importanza di approcci ibridi, che combinano dati quantitativi, qualitativi e predittivi, fonti tradizionali e segnali emergenti, osservazione e interpretazione.

Anche la domanda delle aziende sta cambiando: non più solo “cosa sta succedendo”, ma “cosa sta emergendo e come prepararci”.

In questo contesto, la tecnologia è un acceleratore, ma la differenza la fa la capacità di connettere, interpretare e dare direzione.

Perché il futuro non si prevede con più dati, ma con migliori chiavi di lettura.